Costruita su un bastione roccioso ai lati dei torrenti Rapi e Palata-Piedilarme,
a circa 683 mt sul livello del mare, il paese annovera, nel suo
territorio, circa 3500 ettari di boschi, ricchi di aceri, tassi,
agrifogli, sorbi, faggi e castagni, ma la particolarità è l’abete
bianco. Animale tipico della fauna locale è il gatto selvatico.
Non può mancare una visita al Museo Naturalistico degli
Alburni, che offre una testimonianza importantissima del patrimonio
faunistico continentale, con la sua esposizione permanente di vertebrati
ed invertebrati della fauna europea, comprendente circa 530 specie
di uccelli, 60 specie di mammiferi, crostacei (decapodi del Mediterraneo)
ed insetti (oltre 20.000 esemplari). Esiste, inoltre, a supporto
dell’attività di studio e ricerca una fornita biblioteca.
Due sono i principali eventi: la sagra del caciocavallo e formaggio
(14 agosto) e la Festa della Montagna a luglio davvero da non perdere.
Centro di origine lucana, in quanto i Lucani, dopo aver assoggettato
i vicini insediamenti greci di “Montepruno” (Roscigno)
e “Phasis” (Sant’Angelo a Fasanella) vi eressero
Corleto Monforte per poterli più agevolmente dominare.
Fu originariamente chiamato “Coryletum” per indicare
il luogo in cui abbondavano i noccioli.In epoca più recente, Corleto Monforte è stata proprietà di numerosi feudatari ed a quest’ultima epoca risalgono le numerose fortificazioni che ancora vi si possono ammirare. Durante la rivolta dei baroni contro Federico II nel 1246, le truppe dell’Imperatore, dopo la presa di Capaccio e la fine della rivolta, devastarono tutti i territori di coloro che avevano partecipato alla congiura e ne incendiarono i castelli per impedire ogni possibile futura offensiva. Dopo venti giorni di assedio, i Corletani, per dimostrare all’avversario di essere ben forniti di vettovaglie e capaci, quindi, di resistere anche a lungo, anziché lanciare pietre ed altre armi contro gli assedianti, lanciarono formaggio: ciò indusse il comandante imperiale a togliere l’assedio e, in questo modo, Corleto riuscì a limitare i danni e l’abitato non fu affatto toccato, anche in virtù delle possenti fortificazioni.
• Sagra del caciocavallo e formaggio (14 agosto)
• Festa della Montagna (luglio)
• Museo Naturalistico degli Alburni, che offre una testimonianza importantissima del patrimonio faunistico continentale, con la sua esposizione permanente di vertebrati ed invertebrati della fauna europea, comprendente circa 530 specie di uccelli, 60 specie di mammiferi, crostacei (decapodi del Mediterraneo) ed insetti (oltre 20.000 esemplari). Esiste, inoltre, a supporto dell’attività di studio e ricerca una fornita biblioteca
• Chiesa di Santa Barbara, dove prima sorgeva un tempio dedicato a Diana, della caccia, quindi protettrice della cacciagione, presente in abbondanza per in numerosi boschi. La chiesa si presenta a tre navate con altare maggiore in marmi policromi ed organo monumentale del 1802 della bottega dei Carelli. Eretto su una roccia sorge il campanile del 1825
• Torre medioevale
• Chiesa del Rosario, che conserva il dipinto settecentesco La Vergine del Rosario con i Quindici Misteri
• Chiesa di San Giovanni Battista, edificata nel 1568. La statua del Santo fu acquistata a Napoli nel dicembre del 1719 e portata a Corleto Monforte con un mulo
• Portale rinascimentale di Casa Ferraro
• Chiesa di San Teodoro, con portale in pietra del XIII sec. Essa costituisce un vero e proprio belvedere sulla suggestiva Valle del Calore. La statua della Vergine è di stile bizantino, a testimonianza della sua importazione dalla Grecia
• Santuario della Madonna della Selice, fondato verso il VI sec. d.C.
• Piano del Bue, resti di un insediamento urbano di origine romano-lucana
• Timpa degli Antichi, resti di insediamenti rurali, raggiungibili solo a piedi
• Montagnola, splendido bosco di faggi ed aceri
testi: Stefania Maffeo
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