Pertosa, piccolo centro medievale immerso tra boschi di querce ed uliveti, sorge alle pendici dei Monti Alburni, sul versante destro del Fiume Tanagro.
L’elemento che più di ogni altro segna l’aspetto del suo territorio è senz’altro la presenza dominante di una natura rigogliosa ed a tratti selvatica, alimentata dalla millenaria presenza dell’acqua che da sempre ha favorito lo sviluppo di intense attività produttive, in particolare nel settore tessile, cartario ed idroelettrico.
Oggi Pertosa è una cittadina molto vivace dal punto di vista produttivo e culturale. Oltre al complesso speleologico delle Grotte dell’Angelo, particolare interesse rivestono i Musei Integrati dell’Ambiente, dotati di importanti sezioni geologiche e di un Centro Studi sul dopo-sisma del 23 novembre del 1980.
Da visitare anche il Centro storico: borgo rurale medievale che si irradia da Piazza San Benedetto, in cui domina la fontana ornata da stalattiti e stalagmiti.
Da non perdere “Negro”, festival di musica e cultura etnica ad agosto.


STORIA


Il nome dovrebbe derivare dal termine dialettale arcaico “petrusu”, in riferimento alla stretta apertura delle grotte dell’Angelo, mentre da un punto di vista storico, le radici del paese si ritroverebbero nell’antico insediamento di “Consinum”, da cui, in seguito all’incalzare delle incursioni saracene, partirono i primi abitanti di quello che è l’odierno territorio di Pertosa.
Intorno al XI sec., nel comprensorio di Pertosa, i Benedettini costruirono il monastero e la Chiesa di Santa Maria, favorendo un lungo periodo di sviluppo e di benessere, interrottosi, nella prima metà del XIV sec., a causa di un violento terremoto che rase al suolo l’intero paese, provocando la morte di quasi tutti gli abitanti: i terreni e le proprietà dell’Abbazia vennero concessi in enfiteusi ad alcuni residenti dei vicini centri di Caggiano ed Auletta.
Due secoli dopo, i contadini dei paesi limitrofi ricominciarono a stabilirsi nelle terre di Pertosa, avviandone la rinascita. In particolare, i Benedettini, che ritornarono a Pertosa verso la metà del XVI sec., ricostruirono il monastero ed intrapresero una lunga diatriba per il riconoscimento dell’antico feudo.
Nel 1830, con le operazioni di confinamento delle terre, Pertosa ottenne l’autonomia amministrativa da Caggiano.
Nel corso della seconda guerra mondiale le grotte hanno dato ospitalità alla gente del paese che cercava scampo alle incursioni aeree, come sicuro ed ampio rifugio.

MONUMENTI E BELLEZZE NATURALI


• Chiesa Santa Maria delle Grazie: complesso architettonico risalente al XVII sec., che conserva l’affresco della Madonna delle Grazie di autore ignoto del 1400, a cui è sovrapposto un polittico datato 1625. Nell’abside della parrocchia, è possibile ammirare il grande quadro dell’Immacolata di Bernardo Lama del 1600
• Chiesa di San Benedetto
• Centro storico: borgo rurale medievale che si irradia da Piazza San Benedetto, in cui domina la fontana ornata da stalattiti e stalagmiti
• Grotta dell’Angelo: area di ritrovamento di reperti del periodo Neolitico (vasi di ceramica, manufatti in pietra, oggetti di osso e di metallo, resti di palafitte)
• Musei integrati dell’ambiente: progetto multifunzionale in progress, predisposto per ospitare mostre ed iniziative culturali; contiene un museo di divulgazione geologica, un museo botanico ed un osservatorio sul dopo sisma del 23 novembre 1980. Esso funge anche da auditorium ed il suo programma scientifico è prevalentemente orientato alla didattica
• Cascata di Maremanico
• Vecchio mulino
• Cascata “Velo della Sposa”
• Gole di Campostrino
• Cammino dell’Alleanza, itinerario di trekking sulla direttrice Pertosa-Auletta-Petina ed il sentiero che percorre l’alta via del Monte Cervati

FOLKLORE E MANIFESTAZIONI


• Negro, festival di musica e cultura etnica (agosto)
• Un muro diventa cultura: mostra permanente allestita presso la villa comunale
• Il presepe nella Grotta: oltre la visita è prevista la degustazione di piatti tipici e l’esibizione di gruppi folcloristici (dicembre)
• Festività di San Benedetto (21 marzo)
• Festività del Santo Patrono Vittorio (14 maggio)
• Pertosani nel mondo (10 agosto)
• Sagra dei vermicelli (martedì grasso).
• Sagra del carciofo bianco (maggio)
• Pertosa Jazz (settembre)

LE GROTTE


L’origine delle Grotte di Pertosa (o Grotte dell’Angelo, per via di una piccola edicola sacra dedicata a San Michele Arcangelo), è fatta risalire a ben 35 milioni di anni fa, sono le più importanti dell'Italia del sud, le uniche ad essere attraversate da un fiume sotterraneo, il Tanagro o Negro, il cui corso è stato deviato a scopo di utilizzo energetico.
Incuneate per circa 3000 metri sotto gli Alburni le Grotte si snodano in una suggestiva serie di cunicoli ed antri, fino a terminare in tante “Sale” naturali, tutte con una caratteristica diversa.
Il particolare clima ed il tasso di umidità hanno fatto si che resti lignei di antiche costruzioni preistoriche, giungessero quasi intatti sino a noi, a testimonianza storica dell’avvenuto insediamento e di una lunga permanenza. Anche gli antichi Greci, e poi i Romani, scelsero queste caverne naturali per i loro rituali e le cerimonie sacre, tanto che il primo ad accennare a questi luoghi fu Plinio il Vecchio. Rifugio dei Cristiani, che qui pregavano Cristo al sicuro da ogni pericolo, le Grotte continuarono a dare riparo all’uomo fino alla prima metà dello scorso secolo, quando gli abitanti del Vallo le usavano come rifugio sicuro antiaereo.
Leandro Alberti, frate domenicano del XVI sec., parlò per primo, in modo esplicito, dell’esistenza delle Grotte di Pertosa, esplorate in seguito, per la prima volta, da P.Carucci e G.Patroni, a cavallo fra Ottocento e Novecento. Ancora oggi gran parte delle Grotte sono oggetto di studio da parte degli speleologi che continuano a portare alla luce, giorno dopo giorno, una meraviglia in più, ed ai quali è dedicato un apposito percorso parallelo al percorso turistico lungo ed aperto, ai soli speleologi, il secondo e quarto sabato di ogni mese.
Il tour all’interno delle Grotte inizia con una piccola, ma suggestiva traversata in barca sulle acque verdi e ricche di calcio del fiume sotterraneo. Seguendo un percorso ben delimitato da corde sospese, la guida traghetta l’imbarcazione verso il cuore del monte e la sorgente, da dove si diramano i vari percorsi.
Il più breve (detto della Grotta fossile) non include la visita alla Sala delle Meraviglie ed il ritorno attraverso il Ramo dei Pipistrelli, e riporta indietro i turisti attraverso la traversata in barca, percorsa di nuovo fino all’imbocco iniziale.
Il secondo itinerario (detto della Grotta Attiva) prevede l’uscita a piedi attraverso il Ramo dei Pipistrelli fino alla balconata che affaccia sul fiume ed alla vicina uscita a piedi.
Dal 1° luglio 2003 è stato poi inaugurato il percorso Extra (detto dalla grotta Fossile a quella Attiva), che non si ferma di fronte alla Sorgente iniziale, ma prevede il passaggio attraverso la Sorgente e la visita all’area posta dietro alla piccola cascata, proseguendo poi per il percorso lungo fino all’uscita a piedi. Con queste tre diramazioni, si esplora tutto il sentiero posto più a nord all’interno delle Grotte, l’unico visitabile.
Esistono altri 2 sentieri, oltre a quello aperto al pubblico, uno mediano ed uno più a sud aperti esclusivamente al personale specializzato ed agli speleologi ed esploratori.
Il percorso turistico si snoda attraverso cunicoli, gallerie, strettoie e grandi Sale, tutte caratteristiche ed uniche nel suo genere: tra le tante segnaliamo la Sala delle Meraviglie. Unica al mondo è la Sala delle Spugne, che da sola varrebbe tutta la visita. Anche la Sala dei Pipistrelli, così chiamata perché una volta era il rifugio di migliaia di questi animali che, nel buio di questi luoghi trovavano conforto e riparo, presenta caratteristiche molto particolari e rare. Sulla roccia si vede ancora il segno di dove arrivavano gli escrementi di questi animali, che avevano ricoperto di tonnellate di guano oltre metà della Grotta dei Pipistrelli. Disturbati dalla presenza dell’uomo hanno poi lasciato questi luoghi per loro non più sicuri, lasciando a noi la scoperta delle meraviglie calcaree presenti in questa parte di Grotte. La Montecatini, oggi Montedison, società che si occupò di rimuovere il guano, ottenne da questo tonnellate di materiale prezioso da utilizzare per fertilizzanti e cosmetici. La Sala dei Pipistrelli affaccia sul primo tratto del fiume sommerso percorso in barca all’entrata, proprio sopra un piccolo anfratto che fu scelto dal regista Dario Argento come location per una scena del film: “Il Fantasma dell’Opera”. Ancora oggi si può ammirare questo set particolare, così come venne allestito dal celebre artista durante le riprese.
Ogni partecipante alle escursioni speleologiche riceve dall’organizzazione preposta un’attrezzatura adeguata per effettuare la visita dei percorsi in completa sicurezza ed autonomia. Tra i materiali in dotazione vi è il casco dotato di illuminazione mista (elettrico/acetilene), cinturone per il trasporto di una bambola a carburo, stivali in gomma con suola antiscivolo.

testi: Stefania Maffeo